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Alimentazione ed Epilessia

alimentazione ed epilessiaLa parola epilessia deriva dal greco epilambanein che vuol dire "cogliere di sorpresa". E in effetti gli attacchi epilettici arrivano improvvisi, anche se la persona che li subisce e soprattutto i familiari che le sono attorno possono percepirne i segni premonitori. Ha il massimo di incidenza da piccoli e da vecchi: nel primo e nel sesto, settimo, decennio di vita.

Purtroppo, ad oggi, circa il 20-30 per cento delle persone trattate, anche con più farmaci, non riesce a controllare gli attacchi e quindi a condurre una vita decente. Anche la chirurgia ha un ambito molto limitato poiché riguarda persone che presentano una epilessia il cui centro cerebrale sia ben identificato e asportabile senza danni alle funzioni del cervello: sono quindi relativamente poche le persone che possono giovarsi della chirurgia.

Una dieta sopravvissuta alla farmacologia

Sono più di 80 anni che è nota l’efficacia di una dieta povera di carboidrati e ricca di grassi nel controllo degli attacchi epilettici. Il primo rapporto medico è del 1921 e fino al 1938 la dieta era l’unico strumento in mano ai medici per controllare l’epilessia. Con l’avvento poi del primo farmaco antiepilettico, la fenitoina, la terapia alimentare venne giudicata superata e quindi messa da parte. Per nostra fortuna, nonostante la moltiplicazione dei farmaci antiepilettici, la sua memoria e la sua pratica sono sopravvissute in alcuni centri clinici, il che ha consentito la ripresa attuale. Nei primi anni ’90, alla Johns Hopkins University di Baltimora, curarono con la dieta un ragazzo di nome Charlie. Aveva una epilessia resistente ai farmaci e anche alla chirurgia. Con la dieta risolse i suoi disturbi. Da allora venne costituita la Charlie Foundation che ha dato un notevole impulso alla diffusione della terapia alimentare dell’epilessia e alla ricerca scientifica. Il centro della Johns Hopkins ha trattato più di 500 persone, in gran parte bambini, con epilessia parziale (o focale), resistente ai farmaci. Dalle statistiche della John Hopkins emerge che, nel giro di 3 mesi, si ha per lo più un dimezzamento della frequenza degli attacchi e che è possibile ridurre i farmaci fin dalle prime settimane di dieta. Del resto, una rassegna sistematica pubblicata nel 2000 da Pediatrics, la rivista della Accademia americana di pediatria, aveva concluso che il 16% dei bambini trattati con la dieta non ha più attacchi significativi, il 32% ha una riduzione degli attacchi maggiore del 90% e il 56% ha una riduzione degli attacchi superiore al 50%. La dieta ricca di grassi, chiamata anche chetogenica perché produce la formazione di corpi chetonici, sostanze derivate dall’ossidazione degli acidi grassi nel fegato. Sono: acetoacetato, 3- idrossibutirrato e acetone. Quest’ultimo viene notevolmente eliminato con il respiro: di qui l’odore acido di una persona in uno stato di chetosi. Questa dieta, anche per i suoi rischi metabolici, è stata recentemente sottoposta a una revisione. Su due fronti: sostituzione di grassi saturi con grassi polinsaturi e riduzione della percentuale di grassi con un leggero aumento dei carboidrati e soprattutto delle proteine. I risultati sono molto incoraggianti: la dieta con pochi grassi saturi e con più proteine produce lo stesso risultato di quella ricca di grassi saturi, con il vantaggio di controllare meglio il colesterolo.Ma studi recenti mettono in primo piano altri fattori: il ruolo centrale è svolto dal digiuno e da una dieta ipocalorica e con scarso contenuto di glucosio. Il grasso c’entra, ma non è l’unico elemento. Come spieghiamo qui sotto, la dieta efficace e sicura nel controllo dell’epilessia sembra essere: pochi carboidrati, più proteine e grassi, ma soprattutto poche calorie.

Quando il cervello cambia carburante, l’epilessia se ne va

Il cervello è un organo che consuma molto ossigeno e glucosio. Il 20% di tutto l’ossigeno del nostro organismo è consumato dal cervello, che dipende anche dal rifornimento di glucosio che giunge con il sangue. Il glucosio viene in parte trasformato in lattato e in parte entra in un ciclo di trasformazioni (cosiddetto ciclo di Krebs) che darà vita ai più importanti neurotrasmettitori eccitatori: glutammato e aspartato.

È stato visto che, in corso di epilessia, c’è un forte incremento dell’utilizzo di glucosio e quindi di produzione di glutammato e aspartato. Ma se si digiuna, dopo 24-48 ore le riserve di glucosio si esauriscono. A questo punto, il cervello cambia dieta e utilizza come carburante i corpi chetonici, sostanze derivate dai grassi che vengono immesse dal fegato nel sangue.

Numerose prove sperimentali hanno dimostrato che l’aumento dei corpi chetonici nel sangue coincide con una riduzione dell’eccitabilità nervosa, con riduzione di aspartato e aumento di GABA (acido gamma amino butirrico), il principale controllore dell’eccitazione nervosa. Ora, l’aumento dei corpi chetonici nel sangue si può avere sia aumentando il consumo di grassi, sia riducendo il consumo di calorie e quindi costringendo il fegato a utilizzare il grasso corporeo di riserva.

Fonte: www.simaiss.it